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Principio di proporzionalità da rispettare per le sanzioni tributarie

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Principio di proporzionalità da rispettare per le sanzioni tributarie

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Come è noto, a fronte di una attività accertativa ad opera delle diramazioni dell’Amministrazione finanziaria, nell’ordinamento tributario domestico è previsto il recupero della maggiore imposta asseritamente evasa, oltre all’irrogazione di una sanzione pari – nella maggior parte dei casi – al 100% della sorte capitale recuperata.

In tale prospettiva, è dunque evidente che laddove analoga ripresa dovesse avvenire per più annualità nel rispetto dei termini decadenziali fissati dalla legge, il “peso” specifico del recupero impositivo congiuntamente a quello punitivo finirebbe per prosciugare tutti i guadagni conseguiti dal contribuente. Trattasi di somme il più delle volte non eseguibili, che da anni “nutrono” la fase riscossiva originando cartelle esattoriali incagliate e non procedibili. Il tutto senza possibilità di diversificare i casi di conclamata e palese evasione (giustamente punibili), da quelli – invero maggioritari – che insistono su fattispecie di erronea interpretazione di norme (si pensi a regimi speciali, ad agevolazioni fiscali, a norme derivate, etc.).

La sostanziale duplicazione del prelievo correlata ad una sanzione amministrativa così draconiana come quella prevista nell’ordinamento domestico, ha dovuto di recente scontrarsi con il rispetto del principio di proporzionalità sancito (o meglio ribadito) dalla Corte di Giustizia europea con la sentenza 8 giugno 2023, sezione III, C-545/2021, secondo cui – al fine di determinare la rettifica finanziaria applicabile – occorre “procedere a una valutazione caso per caso, nel rispetto del principio di proporzionalità, prendendo segnatamente in considerazione la natura e la gravità delle irregolarità constatate nonché la loro incidenza finanziaria”.

Nel solco tracciato a livello europeo si è quindi inserita anche la Corte di Cassazione, con la recente ordinanza del 13 luglio 2023, n. 20058. Il tema affrontato è stato quello della compatibilità del sistema sanzionatorio doganale (ancora più rigoroso) con il principio eurounionale di proporzionalità dei gravami punitivi, intervenendo in modo netto sull’illegittimità della disposizione contenuta nell’art. 303, comma 3, del Dpr 23 gennaio 1973, n. 43 (Testo unico delle leggi doganali – Tuld) in materia di sanzioni tributarie doganali. Per la Corte, è dovere del Giudice del merito rideterminarne gli importi all’esito dell’esame in concreto della effettiva gravità dell’infrazione commessa dal Contribuente.

Segnatamente, la Suprema Corte ha dichiarato l’incompatibilità della disciplina sanzionatoria dettata dall’art. 303 del TULD con il principio di proporzionalità (art. 42 CDU) , il quale stabilisce che se i diritti di confine complessivamente dovuti secondo l’accertamento sono maggiori di quelli calcolati in base alla dichiarazione, la sanzione amministrativa, qualora il fatto non costituisca più grave reato, è applicata secondo i seguenti scaglioni:

a) per diritti fino a 500 euro si applica la sanzione amministrativa da 103 a 500 euro;
b) per i diritti da 500,1 a 1.000 euro, si applica la sanzione amministrativa da 1.000 a 5.000 euro;
c) per i diritti da 1000,1 a 2.000 euro, si applica la sanzione amministrativa da 5.000 a 15.000 euro;
d) per i diritti da 2.000,1 a 3.999,99 euro, si applica la sanzione amministrativa da 15.000 a 30.000 euro;
e) oltre 4.000 euro, si applica la sanzione amministrativa da 30.000 euro a dieci volte l’importo dei diritti.

Appare pertanto evidente come prelievi punitivi finanche otto o nove volte superiori a quelli impositivi non possano ritenersi compatibili con il principio di proporzionalità affermato a livello europeo, il quale impone che le sanzioni amministrative irrogate non debbano eccedere quanto necessario per assicurare l’esatta riscossione del tributo ed evitare l’evasione; dovendo peraltro adottare un approccio casistico che valuti la condotta e la gravità dell’illecito commesso. Potendo dunque ben diversificare fattispecie di frontale e palese violazione della norma, da altre ben più lievi concernenti l’errata applicazione ed interpretazione della legge fiscale. Mai così magmatica e complessa come negli ultimi anni, a fronte delle perenni e continue riforme intervenute.

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