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Prescrizione di 5 anni per le sanzioni tributarie e per gli interessi. Orientamento ondivago per le imposte.

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Prescrizione di 5 anni per le sanzioni tributarie e per gli interessi. Orientamento ondivago per le imposte.

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Nella giurisprudenza di merito (si v. tra le più significative la Corte tributaria di 2° grado dell’Emilia Romagna n. 1357/14/2022 dello scorso 21 novembre 2022) persiste un orientamento – del tutto condivisibile – che oltre a confermare la oramai pacifica prescrizione quinquennale delle sanzioni tributarie e degli interessi (salvo il caso in cui le stesse sia fondate su un accertamento divenuto definitivo in seguito a sentenza passata in giudicato), ritiene che analogo decorso prescrizionale debba essere quello applicabile anche alla sorte capitale, ossia alle imposte.

In tale prospettiva, infatti, la Corte ha ritenuto che il termine per riscuotere i crediti erariali (Irpef, Iva, Irap, etc) a seguito della notificazione della cartella esattoriale e/o di qualsiasi altro atto amministrativo sia natura accertativa che di natura riscossiva (ad esempio l’intimazione di pagamento), non possa che ritenersi di 5 anni alla stregua di quanto già previsto per i tributi locali (IMU, Tassa rifiuti, etc.) con la conseguenza che qualora l’Agente della Riscossione non ottemperi ad interrompere il decorso dello stesso con la notifica di appositi atti, il successivo provvedimento inviato al contribuente non potrà che ritenersi radicalmente nullo per inesigibilità del credito per decorso del termine di prescrizione.

Trattasi, invero, di un orientamento che seppur recente trova argomentazioni contrarie nella oramai maggioritaria giurisprudenza di legittimità, la quale se da un lato ha definitivamente sancito la prescrizione breve per gli oneri punitivi (sanzioni e interessi), ha ritenuto sussistente quella decennale per le imposte.

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